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Nuovo standard Net-Zero SBTi 2.0: cosa cambia per le aziende nella decarbonizzazione

Nuovo standard Net-Zero SBTi 2.0: cosa cambia per le aziende nella decarbonizzazione

La Science Based Targets initiative (SBTi) ha pubblicato il Corporate Net-Zero Standard Version 2.0, aggiornando il framework utilizzato dalle imprese per definire obiettivi climatici coerenti con la scienza.

La nuova versione interviene su un impianto già adottato a livello internazionale e introduce un approccio più orientato all’attuazione dei target, alla governance climatica e alla misurazione dei progressi. L’obiettivo è rendere i percorsi di decarbonizzazione aziendale più concreti, verificabili e integrati nelle decisioni operative e finanziarie.

Il cambiamento principale riguarda il passaggio da uno standard centrato soprattutto sulla validazione degli obiettivi a un quadro più ampio, che richiede alle imprese di dimostrare come intendono raggiungere i target fissati e come gestiscono eventuali scostamenti rispetto alle traiettorie previste.

Cosa sono gli SBTi

La Science Based Targets initiative, SBTi, è un’organizzazione internazionale che definisce criteri, metodologie e standard per aiutare le imprese a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni basati sulla scienza climatica.

L’iniziativa fornisce un riferimento comune alle aziende che intendono allineare le proprie strategie climatiche agli scenari compatibili con il contenimento del riscaldamento globale. Attraverso i propri standard, SBTi stabilisce le condizioni per la definizione, la validazione e il monitoraggio dei target climatici aziendali.

Nel Corporate Net-Zero Standard Version 2.0, SBTi rafforza il proprio ruolo come soggetto di riferimento non solo per la definizione degli obiettivi, ma anche per la loro implementazione. L’executive summary dello standard evidenzia infatti l’obiettivo di collegare l’ambizione climatica alle decisioni reali dell’impresa, includendo operazioni, catena del valore e allocazione del capitale.

In questa impostazione, i target climatici non sono considerati soltanto come impegni dichiarati, ma come elementi da integrare nella pianificazione aziendale, nella gestione dei rischi di transizione e nelle scelte di investimento.

Il ruolo del Corporate Net-Zero Standard sviluppato da SBTi

Il Corporate Net-Zero Standard è il principale framework sviluppato da SBTi per guidare le aziende nella definizione di obiettivi di decarbonizzazione coerenti con la scienza climatica.

La prima versione dello standard, lanciata nel 2021, ha contribuito a creare un riferimento condiviso in un contesto in cui molte imprese annunciavano obiettivi di neutralità climatica con approcci e metodologie non sempre omogenei.

Con la versione 2.0, lo standard amplia il proprio perimetro operativo. Non si limita a indicare come fissare obiettivi di riduzione delle emissioni, ma introduce criteri e strumenti per verificarne l’attuazione nel tempo.

Il quadro aggiornato richiede alle imprese di collegare i target climatici alle proprie decisioni operative, agli investimenti, ai modelli di approvvigionamento energetico e alla gestione della catena del valore. In questo modo, il percorso verso il net zero diventa parte della strategia aziendale e non soltanto un obiettivo di lungo periodo.

Le principali novità dello standard SBTi 2.0

La revisione introduce requisiti differenziati in base alle caratteristiche delle imprese. Il nuovo standard distingue tra aziende di Categoria A e Categoria B, con l’obiettivo di calibrare gli obblighi sulla dimensione aziendale e sul contesto economico in cui le organizzazioni operano.

Questa impostazione mira a rendere lo standard più accessibile per le imprese meno strutturate, mantenendo requisiti più articolati per le aziende di maggiore dimensione.

Un secondo elemento riguarda la gerarchia di implementazione. Il nuovo standard privilegia la riduzione diretta delle emissioni all’interno delle attività aziendali e della catena del valore. Solo successivamente considera azioni in sistemi condivisi, come reti elettriche o filiere produttive, e iniziative capaci di contribuire alla decarbonizzazione di settori più ampi.

La versione 2.0 rafforza inoltre il monitoraggio continuo. Le aziende dovranno rendicontare i progressi ottenuti, indicare eventuali scostamenti rispetto alle traiettorie previste e spiegare quali azioni intendono adottare per colmare eventuali ritardi nel percorso verso il net zero.

Scope 1: emissioni dirette e nuovi percorsi di riduzione

Per le emissioni Scope 1, generate direttamente dalle attività aziendali, il nuovo standard introduce maggiore flessibilità nella definizione degli obiettivi.

Le imprese possono utilizzare target assoluti di riduzione delle emissioni, basati su una traiettoria lineare dall’anno di riferimento al raggiungimento del net zero.

In alternativa, possono adottare percorsi basati sull’intensità emissiva del settore di appartenenza. Questa opzione tiene conto delle caratteristiche produttive e delle possibilità di decarbonizzazione di comparti industriali con profili emissivi specifici.

Una terza modalità riguarda la trasformazione degli asset produttivi. Questo approccio è rivolto soprattutto ai settori con lunghi cicli di investimento e infrastrutture ad alta intensità emissiva, nei quali la riduzione delle emissioni dipende anche dalla progressiva sostituzione degli impianti esistenti con tecnologie a minore impatto climatico.

Scope 2: energia acquistata e approvvigionamento elettrico

Per le emissioni Scope 2, legate all’energia acquistata, SBTi amplia le modalità attraverso cui le aziende possono dimostrare la decarbonizzazione dei propri consumi energetici.

Le imprese possono fissare target basati sulla riduzione delle emissioni o sull’aumento della quota di elettricità a basse emissioni di carbonio.

Il nuovo standard riconosce diversi strumenti di approvvigionamento energetico, tra cui Power Purchase Agreement, investimenti diretti e certificati energetici. Questi strumenti devono rispettare requisiti di integrità ed essere collegati al sistema energetico in cui avviene il consumo.

La versione 2.0 introduce anche un riconoscimento volontario per le aziende che adottano sistemi di hourly matching, cioè l’abbinamento orario tra consumo elettrico e produzione di energia a basse emissioni. Questo elemento rafforza il legame tra strategia climatica e gestione operativa dell’energia.

Scope 3: catena del valore e criteri di materialità

La gestione delle emissioni Scope 3, legate alla catena del valore, viene resa più concentrata sulla materialità e sulla capacità effettiva dell’impresa di incidere sulle fonti emissive.

Il nuovo standard consente alle aziende di escludere alcune categorie emissive quando rappresentano meno del 5% delle emissioni totali o quando l’influenza pratica dell’impresa risulta limitata.

Per i target a breve termine sono previste diverse opzioni. Le aziende possono adottare una riduzione lineare delle emissioni, coinvolgere fornitori e clienti affinché definiscano a loro volta obiettivi basati sulla scienza, oppure utilizzare target specifici per categoria.

Quest’ultima soluzione è pensata per le imprese con emissioni concentrate in aree specifiche della catena del valore. L’obiettivo è rendere più gestibile la decarbonizzazione dello Scope 3, senza ridurre la centralità della supply chain nei percorsi verso il net zero.

Governance climatica e piani di transizione

Una delle novità più rilevanti della versione 2.0 riguarda il rafforzamento della governance climatica.

Tutte le aziende che adottano lo standard dovranno predisporre un piano di transizione, nel quale indicare le azioni necessarie per raggiungere i target fissati e il percorso complessivo verso il net zero.

Per le grandi imprese, appartenenti alla Categoria A, il piano dovrà essere reso pubblico al momento della validazione degli obiettivi.

Il piano di transizione dovrà descrivere le leve di decarbonizzazione, gli investimenti previsti, le responsabilità interne e le modalità con cui la strategia climatica verrà integrata nelle attività operative e finanziarie dell’impresa.

SBTi richiede inoltre il coinvolgimento dei vertici aziendali. I target dovranno essere approvati ai massimi livelli di governance e integrati nei processi decisionali dell’organizzazione.

Monitoraggio dei progressi e responsabilità continua

Il nuovo standard introduce una maggiore attenzione alla verifica dei progressi nel tempo.

Le imprese dovranno rendicontare i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi fissati, evidenziare gli eventuali scostamenti e indicare le azioni correttive previste. Questo aspetto rafforza la dimensione operativa dello standard e rende più stringente il rapporto tra dichiarazioni climatiche e risultati effettivi.

La versione 2.0 introduce anche il principio di “best efforts”. Le aziende sono chiamate a utilizzare tutte le leve ragionevolmente disponibili per ridurre le emissioni e a garantire trasparenza sulle difficoltà incontrate lungo il percorso.

Questo principio riconosce che le imprese non hanno sempre controllo diretto su tutte le fonti emissive, soprattutto lungo la catena del valore. Allo stesso tempo, richiede un impegno documentabile e verificabile nella gestione del percorso di decarbonizzazione.

Accanto a questo approccio, lo standard prevede un sistema volontario legato alla responsabilità sulle emissioni residue, attraverso il quale le aziende possono contribuire al finanziamento di attività di riduzione o rimozione delle emissioni oltre il proprio perimetro operativo.

Implicazioni per le imprese

Il Corporate Net-Zero Standard Version 2.0 interviene in una fase in cui gli obiettivi climatici delle imprese sono sempre più collegati a governance, investimenti, supply chain e rendicontazione.

Per le aziende, il nuovo standard comporta un maggiore livello di integrazione tra strategia climatica e processi aziendali. La definizione dei target dovrà essere accompagnata da piani di transizione, strumenti di monitoraggio, responsabilità interne e azioni coerenti con le traiettorie dichiarate.

Il cambiamento riguarda anche la gestione dell’energia, degli approvvigionamenti e delle relazioni con fornitori e clienti. In particolare, lo Scope 2 e lo Scope 3 assumono un ruolo centrale nella costruzione di percorsi di decarbonizzazione credibili e monitorabili.

Lo standard diventa quindi uno strumento di pianificazione, gestione del rischio climatico e dialogo con investitori, stakeholder e filiere. Il punto centrale non è soltanto dichiarare un obiettivo net zero, ma dimostrare come l’impresa intende raggiungerlo nel tempo.

 

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FAQ

La Science Based Targets initiative, SBTi, è un’organizzazione internazionale che definisce criteri e standard per aiutare le imprese a fissare obiettivi climatici basati sulla scienza e coerenti con gli scenari di contenimento del riscaldamento globale.

Il Corporate Net-Zero Standard è il framework sviluppato da SBTi per guidare le aziende nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni e nel percorso verso il net zero.

Le emissioni Scope 1 sono quelle generate direttamente dall’azienda. Le Scope 2 derivano dall’energia acquistata. Le Scope 3 riguardano le emissioni indirette lungo la catena del valore, incluse quelle legate a fornitori, clienti, prodotti e servizi.

Il piano di transizione descrive le azioni, gli investimenti e le leve operative necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici. Per le grandi imprese di Categoria A, il piano dovrà essere reso pubblico al momento della validazione dei target.

Il nuovo standard collega gli obiettivi climatici alla governance, agli investimenti, alla gestione dell’energia e alla catena del valore. Per le aziende diventa quindi uno strumento operativo per pianificare e monitorare il percorso di decarbonizzazione.

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