Il mese di maggio ha confermato una fase di mercato ancora dominata dalla crisi mediorientale. La chiusura dello Stretto di Hormuz, in corso dal 28 febbraio a seguito del conflitto tra Stati Uniti-Israele e Iran, continua a incidere sulle aspettative degli operatori e sulla disponibilità di gas naturale liquefatto.
Il prezzo di riferimento del gas europeo, il TTF front-month, si attesta a 49,23 €/MWh, dopo aver toccato 52,60 €/MWh, massimo dal 7 aprile. Dall’inizio di maggio il gas è aumentato di circa 10 €/MWh. Alla base del rialzo restano la mancanza di forniture GNL dal Qatar, i livelli di stoccaggio europei inferiori all’anno precedente e il rischio di una maggiore domanda estiva legata al raffrescamento.
Gli stoccaggi europei restano uno degli elementi centrali del quadro di mercato. Il livello UE è indicato al 36,7%, in aumento rispetto al mese precedente ma ancora inferiore di circa 8 punti percentuali su base annua.
Le rilevazioni disponibili mostrano anche uno stoccaggio UE al 34,1%, contro il 41,2% dello stesso periodo del 2025, con 382,4 TWh disponibili rispetto ai 446,37 TWh di inizio maggio dello scorso anno. La Germania è scesa a 66,6 TWh, rispetto agli oltre 81 TWh del 2025.
L’Italia mostra una posizione diversa rispetto al resto d’Europa. Le scorte risultano pari a 104 TWh, contro 96,7 TWh dell’anno precedente, con un livello di riempimento del 52%. I tassi di iniezione restano in linea con l’estate 2025 e superiori alla media quinquennale, ma il quadro europeo mantiene il mercato esposto a nuove tensioni.
Secondo l’ultimo rapporto ACER, una chiusura dello Stretto di Hormuz protratta fino alla fine del 2026 potrebbe generare un deficit netto di gas pari a 27 bcm rispetto ai volumi del 2025.
L’Agenzia segnala anche la crescente esposizione dell’Unione Europea al GNL statunitense, che nel 2025 ha rappresentato il 58% delle importazioni europee di GNL e il 25% del consumo totale di gas. In parallelo, l’espansione della capacità qatarina viene rinviata almeno al 2027.
Il quadro è aggravato dai danni a due treni di GNL a Ras Laffan. Le riparazioni sono stimate tra 3 e 5 anni, con una perdita di capacità produttiva pari a 17,3 bcm, equivalente al 3% della produzione globale.
Un sondaggio Montel condotto tra i principali analisti indica che la durata della chiusura dello Stretto di Hormuz resta la variabile principale per i prezzi del gas.
In caso di chiusura fino a luglio, il TTF potrebbe registrare un rialzo del 34%, portandosi a una media di 63 €/MWh. In uno scenario di chiusura di sei mesi, la media salirebbe a circa 82 €/MWh, con possibili picchi tra 75 e 115 €/MWh nei mesi invernali.
Se lo stretto rimanesse chiuso per un altro anno o più, le stime citate indicano un intervallo tra 130 e 220 €/MWh. Una riapertura entro fine maggio manterrebbe invece i prezzi in una fascia più contenuta, tra 45 e 55 €/MWh. Il contratto front-month è stato scambiato l’ultima volta a 46,61 €/MWh.
Il petrolio ha mostrato una forte sensibilità agli sviluppi diplomatici. Dopo le dichiarazioni del Presidente Trump su negoziati tra Stati Uniti e Iran nelle fasi finali, i prezzi sono scesi di oltre il 5,6%, ai minimi da più di una settimana.
Il movimento è stato però seguito da un nuovo rialzo. Giovedì mattina il Brent è tornato a 106,41 $/bbl, mentre il WTI si è portato a 99,56 $/bbl. A pesare sono stati lo stallo nei negoziati e la minaccia di ulteriori attacchi in caso di rifiuto della proposta statunitense da parte di Teheran.
Nel corso del mese, i report CEE hanno evidenziato un andamento alterno del Brent: 110,80 $/bbl al 4 maggio, 103,70 $/bbl all’11 maggio e 109,30 $/bbl al 18 maggio. La dinamica conferma un mercato ancora guidato da notizie geopolitiche e aspettative sugli approvvigionamenti.
Il traffico nello Stretto di Hormuz resta limitato, ma non completamente interrotto. L’Iran ha dichiarato che nelle ultime 24 ore sono transitate 26 navi commerciali, con passaggi subordinati a negoziati diretti con le Guardie Rivoluzionarie iraniane.
Nonostante il blocco statunitense dei porti iraniani, il petrolio continua a essere caricato e trasportato, anche se a livelli inferiori rispetto al periodo precedente. Diverse petroliere, con carichi compresi tra 80.000 e 200.000 tonnellate, risultano dirette verso l’Asia.
Tra gli eventi rilevanti del mese rientra anche l’incendio nel porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, dopo un attacco di droni iraniani. Fujairah rappresenta una rotta strategica esterna allo Stretto di Hormuz, attraverso cui da fine febbraio sono stati esportati circa 1,9 milioni di barili al giorno di petrolio.
Gli Stati Uniti si sono detti pronti ad aumentare nel breve termine le esportazioni di petrolio e GNL verso l’Italia e gli altri Paesi europei colpiti dall’interruzione delle forniture mediorientali.
L’Italia, che lo scorso anno ha importato 6,7 bcm dal Qatar, nel primo trimestre 2026 ha già coperto il 54% del proprio fabbisogno di GNL, pari a 2,7 bcm, attraverso forniture statunitensi.
Parallelamente, MASE e Confindustria stanno valutando una misura strutturale basata sull’acquisto di GNL statunitense tramite contratti end-to-end di lungo termine, con garanzie statali SACE. Il gas sarebbe rigassificato presso il terminale FSRU di Ravenna, con capacità di 5 bcm, e ceduto a prezzi calmierati alle industrie gasivore.
Secondo Confindustria, la copertura del fabbisogno dei gasivori al 2030 dovrebbe articolarsi su 4 bcm di biometano, 1,5-2 bcm tramite gas release e 4-4,5 bcm attraverso contratti long term di GNL.
Sul mercato elettrico italiano, maggio ha mostrato un andamento volatile. Il power spot Italia è passato da 136,33 €/MWh del 4 maggio a 114,81 €/MWh dell’11 maggio, per poi risalire a 139,24 €/MWh il 18 maggio.
Il forward power Italia 2027 è rimasto sostanzialmente stabile, tra 107,10 e 107,50 €/MWh. Anche il forward gas Italia 2027 si è mosso in un intervallo ristretto, tra 41,06 e 41,91 c€/Smc.
Il carbone API2 si attesta a 122,55 $/t. Nei report CEE, il carbone è cresciuto da 109,50 $/t del 4 maggio a 111,60 $/t dell’11 maggio e 115,40 $/t del 18 maggio. Nel mercato CO₂, l’EUA Dec-26 si attesta a 75,34 €/t, in attesa delle nuove proposte di riforma EU ETS previste dalla Commissione per il 15 luglio.
Sul fronte regolatorio, la Commissione europea potrebbe bloccare la proposta italiana di sospensione dell’ETS prevista dal decreto bollette. Il quadro METSAF prevede che gli aiuti siano temporanei, non compromettano gli obiettivi climatici e preservino il funzionamento del mercato.
Il 29 aprile 2026 il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione sulla revisione della Market Stability Reserve dell’ETS2, il nuovo sistema per edifici e trasporto stradale, previsto dal 1° gennaio 2028. Il Parlamento conferma la soglia di 45 €/t CO₂eq per il rilascio di quote aggiuntive, ma propone tempi di reazione più rapidi e una cancellazione graduale delle quote inutilizzate.
Nel mercato delle Garanzie d’Origine, l’analisi di Veyt conferma una sovraofferta strutturale stimata a 250 TWh nel 2026, pari al 24% della domanda complessiva. Nel breve termine, tuttavia, le quotazioni restano sostenute dalle criticità idroelettriche della regione nordica e dal deficit del bilancio idrologico, stimato a circa 30 TWh.
Il recap di maggio evidenzia un mercato ancora condizionato da fattori geopolitici, logistici e regolatori. Gas e petrolio restano esposti agli sviluppi nello Stretto di Hormuz e ai negoziati tra Stati Uniti e Iran. Gli stoccaggi europei inferiori al 2025 mantengono alta l’attenzione sul gas, mentre energia elettrica, carbone, CO₂ e Garanzie d’Origine riflettono una combinazione di fondamentali energetici, condizioni meteo e decisioni normative.
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Il prezzo del gas è aumentato per la chiusura dello Stretto di Hormuz, la riduzione delle forniture GNL dal Qatar, i bassi livelli di stoccaggio europei e il rischio di maggiore domanda estiva per raffrescamento.
Gli stoccaggi UE sono indicati al 36,7%, in aumento rispetto al mese precedente ma inferiori di circa 8 punti percentuali su base annua. Altre rilevazioni indicano un livello del 34,1%, contro il 41,2% dello stesso periodo del 2025.
Secondo ACER, una chiusura fino alla fine del 2026 potrebbe generare un deficit netto di gas pari a 27 bcm rispetto ai volumi del 2025, incidendo sulla disponibilità di GNL e sulle aspettative di prezzo.
Secondo il sondaggio Montel, una chiusura fino a luglio potrebbe portare il TTF a 63 €/MWh. Una chiusura di sei mesi potrebbe portare la media a 82 €/MWh, con picchi invernali tra 75 e 115 €/MWh.
Il GNL statunitense può compensare parte della riduzione delle forniture mediorientali. Nel primo trimestre 2026 l’Italia ha coperto il 54% del proprio fabbisogno di GNL con forniture dagli Stati Uniti.
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