Giugno 2026 si chiude con una fotografia solo in apparenza più distesa per i mercati energetici europei. I progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno contribuito a ridurre il premio di rischio geopolitico: è stata definita una tabella di marcia per un accordo entro 60 giorni e Teheran ha ottenuto una licenza temporanea per esportare petrolio. I prezzi del petrolio hanno registrato una correzione settimanale. Il Brent si è attestato a 73,10 $/barile, in calo del 6,04% rispetto alla settimana precedente; espresso in euro, il valore è pari a 64,12 €/barile.
Anche il gas ha beneficiato del miglioramento del quadro. Il TTF ha oscillato tra 40 e 44 €/MWh, con rialzi intraday rapidamente rientrati grazie ai segnali positivi dai negoziati e alle comunicazioni di QatarEnergy. La società ha confermato che l’esplosione presso l’impianto Barzan a Ras Laffan non ha impattato la capacità di esportazione, perché la produzione era già ferma per manutenzione programmata.
Il mercato ha letto positivamente anche i movimenti nello Stretto di Hormuz: fino a sei navi QatarEnergy prive di carico sono entrate nel Golfo Persico, mentre tre metaniere cariche hanno lasciato l’area nell’ultima settimana. L’attività termica osservata presso il complesso di Ras Laffan indica inoltre una graduale ripresa della produzione di GNL. Sono elementi che stanno facendo pressione al ribasso sui prezzi, insieme alla solidità dei flussi norvegesi via tubo.
Il gas resta il termometro principale della crisi. Il TTF si è stabilizzato nell’area 40-44 €/MWh, lontano dai livelli di massima tensione ma ancora esposto a oscillazioni. La prospettiva di un ripristino della maggior parte della produzione qatariota di GNL entro poche settimane contribuisce a raffreddare il mercato, così come la conferma che l’esplosione a Barzan non ha ridotto la capacità di export.
Tuttavia, il rischio non è rientrato. L’ondata di caldo e le temperature sopra la media possono aumentare la domanda elettrica da gas, soprattutto nell’Europa meridionale e sud-orientale. Per questo sarà difficile vedere prezzi stabilmente sotto i 40 €/MWh nel breve termine: la domanda di raffrescamento e la competizione globale per il GNL restano fattori di supporto.
In Italia, il PSV resta su livelli superiori rispetto allo stesso periodo del 2025. A giugno 2026 il PSV si è attestato a 47,44 €/MWh, in aumento del 20,35% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il TTF day-ahead si attesta a 44,75 €/MWh, con un incremento del 23,39% rispetto al mese corrispondente dell’anno precedente.
Gli stoccaggi europei risultano al 49% della capacità, contro il 59% registrato nello stesso periodo del 2025, con un differenziale negativo di 10 punti percentuali. Il quadro resta disomogeneo tra Paesi: l’Italia si colloca al 67%, mentre Germania, Francia e Paesi Bassi registrano livelli inferiori, rispettivamente pari al 41%, 49% e 25%.
I livelli di riempimento degli stoccaggi evidenziano un quadro disomogeneo tra Paesi: alcune aree risultano più avanzate, mentre altre mantengono livelli più contenuti. Per l’Europa, la campagna estiva di iniezione resta uno snodo decisivo. Un rallentamento nei flussi di GNL, una domanda asiatica più forte o nuove tensioni logistiche nello Stretto di Hormuz potrebbero riportare rapidamente pressione sui prezzi.
Sul fronte regolatorio, giugno è anche il mese delle misure italiane per aumentare la liquidità del mercato gas. ARERA ha approvato la vendita tramite aste settimanali delle scorte strategiche, con un volume complessivo di 23,1 milioni di MWh, di cui 12,2 detenuti da GSE e 10,9 da Snam. Le vendite dovranno concludersi entro il 30 settembre e i proventi saranno trasferiti alla CSEA, con possibilità per Snam di trattenere fino a 200 milioni di euro per il meccanismo di liquidità.
Dal 25 giugno sono previste dieci aste settimanali per la vendita dei rimanenti 2,2 miliardi di metri cubi di gas strategico sul mercato di stoccaggio GME. A questo si aggiunge il meccanismo per ridurre lo spread PSV-TTF, atteso da ottobre con prime aste a settembre. Gli operatori selezionati venderanno gas sul PSV a prezzi collegati al TTF, con un corrispettivo per la volatilità non superiore a 0,5 €/MWh.
Sul mercato elettrico, la distensione geopolitica non è sufficiente a contenere i prezzi. L’ondata di calore, con punte fino a 43 °C, ha generato forti picchi serali sui mercati spot europei, soprattutto tra le 18 e le 21.
I prezzi elettrici forward restano su livelli elevati, con differenze significative tra i principali mercati europei. Per il 2026, l’Italia registra un valore forward pari a 130,28 €/MWh, superiore a Germania e Francia, rispettivamente a 104,19 €/MWh e 70,00 €/MWh. Lo spread Italia-Francia per il 2026 è pari a 60,28 €/MWh, mentre lo spread Italia-Germania si attesta a 26,09 €/MWh.
La tensione non deriva da una scarsità assoluta di risorse, ma da vincoli strutturali sull’offerta: uscita del fotovoltaico nelle ore serali, domanda di climatizzazione ancora elevata, limitazioni al nucleare francese per il surriscaldamento dei fiumi e alta pressione che riduce la produzione eolica su gran parte del continente.
Il PUN italiano resta sopra i livelli del 2025. Il valore forward 2026 è pari a 130,28 €/MWh, contro un dato 2025 di 115,94 €/MWh, con un incremento dell’12,37%. Il forward 2027 si attesta invece a 104,15 €/MWh. Su base mensile, giugno 2026 registra un valore di 132,504 €/MWh, rispetto ai 111,78 €/MWh di giugno 2025, con un aumento del 18,53%
Anche il mercato della CO₂ chiude giugno in rafforzamento. Le quote EUA hanno superato gli 80 €/t, massimo da quattro mesi, spinte dalla maggiore generazione termica necessaria a coprire la domanda elettrica nelle ore di picco.
L’ultimo valore disponibile delle quote EUA è pari a 78,60 €/t, in diminuzione del 2,59% rispetto alla settimana precedente. La media annua 2026 si attesta a 77,13 €/t, sostanzialmente in linea con la media degli ultimi cinque anni, pari a 77,02 €/t. Anche il carbone mostra una lieve variazione positiva, con un ultimo valore pari a 116,90 $/t.
Per le imprese, la combinazione tra commodity energetiche, prezzo del carbonio e volatilità degli approvvigionamenti mantiene alta l’attenzione sui budget energetici dei prossimi mesi.
Giugno non segna una piena normalizzazione dei mercati energetici. I negoziati USA-Iran, il calo del petrolio e i segnali di ripresa del GNL qatariota hanno ridotto la tensione di breve periodo, ma il quadro resta fragile.
Gli stoccaggi sono ancora sotto i livelli del 2025, il TTF fatica a consolidarsi sotto i 40 €/MWh, il caldo estremo spinge i prezzi elettrici serali e la CO₂ torna sopra quota 80 €/t. Nei prossimi mesi, imprese e operatori dovranno monitorare la tenuta del percorso diplomatico USA-Iran, la ripresa effettiva dei carichi di GNL dal Qatar, la velocità di riempimento degli stoccaggi, la domanda asiatica di GNL, le aste italiane sulle scorte strategiche e l’evoluzione dei forward elettrici.
Il mercato ha corretto, ma non si è normalizzato. Per le imprese, la gestione attiva del rischio energetico resta quindi una priorità operativa.
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Il TTF è sceso grazie ai progressi nei negoziati USA-Iran, ai segnali di ripresa del GNL qatariota e alla conferma che l’esplosione presso Barzan non ha ridotto la capacità di esportazione di QatarEnergy.
Sì. Al 28 giugno gli stoccaggi UE sono al 49% della capacità, in crescita mensile ma ancora 10 punti percentuali sotto il livello dello stesso periodo dell’anno precedente.
Il caldo estremo ha aumentato la domanda di raffrescamento, mentre bassa produzione eolica in Germania e limitazioni al nucleare francese hanno ridotto l’offerta disponibile nelle ore serali.
Le aste prevedono la vendita settimanale di gas strategico per aumentare la liquidità del mercato, con vendite da completare entro il 30 settembre e proventi destinati alla CSEA.
Le imprese dovrebbero seguire TTF, PSV, livelli di stoccaggio, domanda asiatica di GNL, ripresa dei carichi dal Qatar, aste ARERA, spread PSV-TTF, forward elettrici e andamento delle quote EUA.
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