La crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz sta incidendo anche sul mercato dell’auto elettrica. L’aumento dei prezzi dei carburanti e l’incertezza sugli approvvigionamenti petroliferi stanno rafforzando l’interesse verso i veicoli a batteria, soprattutto in Europa.
In Italia, dopo la crescita registrata a marzo, anche aprile ha confermato un aumento significativo delle immatricolazioni elettriche. Secondo Motus-E, i volumi sono quasi raddoppiati rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con un incremento anche nel mercato dell’usato. Parte della crescita resta collegata agli incentivi, ma il contesto energetico contribuisce a rafforzare l’attenzione verso soluzioni meno esposte alla volatilità dei carburanti.
L’accelerazione non riguarda solo l’Italia. Anche Germania, Francia, Spagna e Regno Unito hanno registrato un aumento delle immatricolazioni elettriche. In questi mercati, gli incentivi continuano a sostenere la domanda, ma la crisi energetica ha reso più evidente il ruolo dell’elettrico come alternativa alla dipendenza dai combustibili fossili.
Un andamento analogo emerge anche in Australia, dove il governo ha prorogato fino a marzo 2027 l’esenzione fiscale sui fringe benefit per le auto elettriche in leasing. Ad aprile, le Bev hanno raggiunto il 15% delle immatricolazioni, circa il doppio rispetto all’anno precedente.
Il collegamento tra caro carburanti e maggiore interesse per l’elettrico era stato richiamato anche dal direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, che aveva previsto una crescita delle auto a batteria in risposta all’aumento dei prezzi dei combustibili.
La dinamica attuale mostra come la mobilità elettrica venga valutata non solo per ragioni ambientali, ma anche come strumento per ridurre l’esposizione agli shock petroliferi. Questo vale in particolare per automobilisti e fleet manager, più sensibili alla prevedibilità dei costi energetici.
In Cina il quadro è più articolato. Ad aprile il mercato delle auto elettriche ha registrato una flessione, ma il rincaro del diesel sta accelerando la transizione dei mezzi pesanti verso la batteria.
Nel primo trimestre, le vendite di camion elettrici hanno raggiunto una quota significativa del mercato. Il segmento risulta sostenuto dal confronto tra costi operativi, disponibilità di modelli e sviluppo delle infrastrutture.
La crisi di Hormuz presenta anche una criticità per la filiera dell’elettrico. Lo zolfo, sottoprodotto della lavorazione di petrolio e gas, è necessario per produrre acido solforico, utilizzato nei processi di estrazione e raffinazione di metalli come rame e nichel.
Questi materiali sono impiegati nella produzione delle batterie. Una riduzione dell’offerta di zolfo può quindi aumentare i costi dei metalli e rendere più onerosa la filiera dei veicoli elettrici.
L’effetto Hormuz sull’auto elettrica si sviluppa su due livelli. Da un lato, la crisi dei carburanti favorisce la domanda di veicoli a batteria. Dall’altro, le tensioni sulle rotte commerciali e sulle materie prime possono aumentare i costi di produzione delle batterie.
Il quadro conferma il legame tra sicurezza energetica, mobilità elettrica e filiere industriali. La crescita delle immatricolazioni può essere sostenuta dalla volatilità dei carburanti, ma resta condizionata dalla disponibilità di materiali e processi necessari alla produzione delle batterie.
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La crisi può favorire le auto elettriche perché aumenta l’incertezza sui mercati petroliferi e contribuisce al rincaro dei carburanti. In questo contesto, automobilisti e aziende valutano con maggiore attenzione veicoli meno esposti alla volatilità del petrolio.
In Italia le immatricolazioni elettriche sono in forte crescita. Dopo il dato positivo di marzo, anche aprile ha confermato un aumento significativo dei volumi. Secondo Motus-E, una parte dell’incremento è ancora legata agli incentivi, ma il contesto energetico sta rafforzando l’interesse verso l’elettrico.
Sì. Gli incentivi continuano a sostenere le immatricolazioni elettriche, sia in Italia sia negli altri principali mercati europei. Il loro effetto si somma alla maggiore attenzione verso i costi dei carburanti.
Sì. La crisi può incidere sulla disponibilità di zolfo, necessario per produrre acido solforico. Questo composto è utilizzato nella lavorazione di metalli come rame e nichel, impiegati nelle batterie.
Il principale rischio riguarda l’aumento dei costi delle materie prime e dei processi industriali legati alle batterie. La domanda di auto elettriche può crescere, ma la produzione resta dipendente da filiere globali esposte a tensioni geopolitiche.
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