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Gas di ultima istanza: dalle aste oltre un miliardo di euro per ridurre i costi delle imprese

Gas di ultima istanza: dalle aste oltre un miliardo di euro per ridurre i costi delle imprese

Si avvia verso la conclusione la vendita del gas acquistato dallo Stato nel 2022 per garantire il riempimento degli stoccaggi durante la fase più critica della crisi energetica.

Al termine delle prime dieci aste, concluse il 27 agosto, sono stati assegnati 1,877 miliardi di metri cubi, pari a circa 19,85 milioni di MWh, sui circa 2,16 miliardi di metri cubi complessivamente messi a disposizione.

I ricavi hanno raggiunto circa 1,04 miliardi di euro, con un prezzo medio di aggiudicazione nell’ordine dei 52,3 €/MWh. Restano poco più di 300 milioni di metri cubi, che dovrebbero essere nuovamente offerti nell’asta programmata per il 3 settembre.

 

Dai 177 €/MWh del 2022 agli oltre 52 €/MWh medi delle aste del gas

Il gas oggi venduto era stato acquistato durante l’estate 2022, quando la progressiva riduzione delle forniture russe e la corsa europea al riempimento degli stoccaggi avevano spinto i prezzi su livelli eccezionali.

Per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, l’Italia aveva attivato il servizio di riempimento degli stoccaggi di ultima istanza, coinvolgendo GSE e Snam e mettendo a disposizione fino a 4 miliardi di euro.

Secondo il testo di partenza, il prezzo medio successivamente calcolato da ARERA per quelle scorte è stato di circa 177 €/MWh.

La vendita avviene quindi a valori molto inferiori. Le aste del 2026 hanno però beneficiato del rialzo dei prezzi registrato durante l’estate. Il valore di aggiudicazione sarebbe passato da circa 38,6 €/MWh nella prima procedura di giugno a circa 62,5 €/MWh nell’ultima di agosto.

 

Oltre un miliardo incassato, ma resta una minusvalenza superiore a 3 miliardi

Il confronto tra il costo sostenuto durante l’emergenza e il valore di vendita attuale determina una minusvalenza complessiva superiore a 3 miliardi di euro.

Il dato va però letto alla luce della finalità originaria dell’intervento. Infatti, nel 2022 l’obiettivo non era realizzare un rendimento economico, ma assicurare disponibilità di gas sufficiente a proteggere il sistema nazionale da possibili interruzioni delle forniture.

Dal punto di vista delle misure per le imprese, il dato più rilevante è un altro: i ricavi delle aste risultano nettamente superiori alle stime prudenziali formulate all’inizio dell’anno.

Nel quadro del DL Bollette, la relazione tecnica aveva ipotizzato 290 milioni di euro dalla valorizzazione del gas GSE e 319 milioni dalle scorte riconducibili a Snam. Una quota fino a 200 milioni di euro poteva inoltre essere destinata al servizio di liquidità del mercato gas.

Con incassi già superiori al miliardo, la disponibilità potenziale è quindi cresciuta, anche se l’importo effettivamente destinabile agli sgravi dipenderà dal completamento delle aste e dalla ripartizione finale delle risorse.

 

Come i proventi possono ridurre i costi del gas delle imprese

Il DL Bollette prevede che le risorse derivanti dalla vendita del gas siano trasferite alla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) e utilizzate per ridurre, tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2026, alcune componenti tariffarie di trasporto e distribuzione.

Il modello CEE sul DL Bollette individua tra i destinatari i clienti finali con consumi superiori a 80.000 Smc/anno, per i quali è prevista una riduzione delle componenti tariffarie secondo modalità definite da ARERA.

Nel testo fornito, la misura riguarda in particolare:

  • clienti finali direttamente connessi alla rete di trasporto;
  • imprese gasivore connesse alla rete di distribuzione;
  • altri clienti finali con consumi superiori a 80.000 Smc annui.

Restano esclusi i consumi civili, i condomìni e i volumi utilizzati dagli impianti termoelettrici per produrre energia elettrica immessa in rete.

Per le aziende interessate, il punto chiave sarà quindi capire quanto degli incassi delle aste verrà effettivamente trasferito nella riduzione delle componenti tariffarie e con quale impatto unitario sui consumi.

 

Fino a 200 milioni per ridurre lo spread tra PSV e TTF

Una parte dei proventi può inoltre finanziare il servizio di liquidità del mercato gas, fino a un massimo di 200 milioni di euro.

Il meccanismo, già richiamato nel modello CEE, prevede operatori selezionati chiamati a offrire gas sul mercato italiano a condizioni indicizzate al TTF, con l’obiettivo di contenere volatilità e differenziale di prezzo.

L’intervento punta a favorire una maggiore integrazione tra il mercato italiano e gli hub dell’Europa settentrionale, limitando l’effetto sui prezzi italiani dei costi di trasporto e delle condizioni di liquidità del PSV.

 

Il 3 settembre l’ultima fase della vendita del gas

Le prime dieci aste non hanno esaurito tutti i quantitativi disponibili. Circa 300 milioni di metri cubi risultano ancora da collocare e saranno oggetto della procedura prevista il 3 settembre.

Il risultato finale consentirà di definire con maggiore precisione il valore complessivo dell’operazione e, soprattutto, le risorse effettivamente disponibili per le misure previste dal DL Bollette.

Per le imprese a elevato consumo di gas, l’attenzione si sposta quindi dalle aste alla fase attuativa: la variabile decisiva sarà la traduzione dei proventi in una riduzione concreta delle componenti tariffarie entro la fine del 2026.

 

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FAQ

Al 27 agosto risultano assegnati circa 1,877 miliardi di metri cubi, equivalenti a 19,85 milioni di MWh. Restano poco più di 300 milioni di metri cubi da collocare.

Secondo il testo fornito, le prime dieci procedure hanno generato circa 1,04 miliardi di euro, con un prezzo medio di aggiudicazione di circa 52,3 €/MWh.

Le scorte furono acquistate durante la crisi energetica del 2022, quando i prezzi erano eccezionalmente elevati. Il prezzo medio indicato per gli acquisti è di circa 177 €/MWh, contro valori di vendita molto più bassi nel 2026.

La misura riguarda clienti direttamente connessi alla rete di trasporto, imprese gasivore collegate alla distribuzione e altri clienti finali con consumi superiori a 80.000 Smc annui, secondo le modalità definite dalla normativa e dai provvedimenti attuativi.

Il servizio può ricevere fino a 200 milioni di euro e mira ad aumentare la liquidità del mercato italiano, favorendo offerte collegate al TTF e contribuendo a contenere il differenziale di prezzo tra PSV e principali hub europei.

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