Le ondate di caldo estremo non rappresentano soltanto un fenomeno meteorologico e sanitario. Temperature elevate e prolungate incidono direttamente sul funzionamento del sistema energetico, determinando un aumento dei consumi per il raffrescamento, maggiori sollecitazioni sulle reti elettriche e possibili limitazioni per alcune tecnologie di produzione.
In Italia, gli effetti riguardano sia la domanda sia l’offerta di energia. Nelle ore più calde aumenta il ricorso a condizionatori, refrigerazione e sistemi di ventilazione, mentre reti, trasformatori e impianti devono operare in condizioni ambientali più gravose.
Il caldo estremo può quindi trasformarsi in un fattore operativo ed economico rilevante per imprese, attività commerciali, strutture sanitarie, data center e servizi essenziali.
Il primo effetto delle temperature elevate è l’incremento della domanda elettrica legata alla climatizzazione degli edifici.
Nelle abitazioni, negli uffici e nelle attività produttive cresce l’utilizzo di condizionatori, pompe di calore in modalità raffrescamento, sistemi di ventilazione e apparecchiature per la conservazione dei prodotti. Per alcune imprese, ai consumi ordinari si aggiungono quelli necessari per mantenere le condizioni ambientali richieste dai processi produttivi, dai magazzini e dalle catene del freddo.
Il profilo giornaliero della domanda tende così a concentrarsi nelle ore pomeridiane e serali. In queste fasce il fabbisogno per il raffrescamento può rimanere elevato anche quando la produzione fotovoltaica inizia a diminuire, rendendo necessario il contributo di altre fonti di generazione, degli accumuli e degli scambi con l’estero.
La crescita della climatizzazione modifica quindi non soltanto la quantità di energia consumata, ma anche gli orari nei quali il sistema deve garantire la maggiore disponibilità di potenza.
Le temperature elevate incidono anche sulle infrastrutture di trasmissione e distribuzione.
Cavi, trasformatori, cabine elettriche e altri componenti della rete producono calore durante il funzionamento. Quando la temperatura esterna è particolarmente elevata, la capacità di dissipare questo calore si riduce. Contemporaneamente, l’aumento dei consumi determina un maggiore carico sulle infrastrutture.
La combinazione tra temperatura ambientale e domanda elevata può accelerare l’usura dei componenti, aumentare la probabilità di guasti e rendere più complessa la gestione delle reti locali, soprattutto nelle aree urbane densamente popolate.
Durante le ondate di calore dell’estate 2025 sono state registrate interruzioni della fornitura elettrica in città italiane come Firenze e Bergamo, in un contesto caratterizzato da forte domanda per il raffrescamento e stress delle reti urbane. Gli episodi hanno evidenziato la necessità di adeguare le infrastrutture a condizioni climatiche più gravose rispetto a quelle per cui una parte delle reti era stata originariamente progettata.
Il caldo può incidere anche sulla capacità degli impianti di generare energia.
Gli impianti termoelettrici necessitano di sistemi di raffreddamento. Temperature elevate dell’aria e dell’acqua possono ridurne l’efficienza o rendere più complesso il rispetto dei limiti ambientali relativi agli scarichi termici.
Anche la produzione idroelettrica può essere condizionata dalla minore disponibilità d’acqua, soprattutto quando le ondate di calore sono accompagnate da periodi prolungati di siccità e da ridotte precipitazioni.
Il fotovoltaico beneficia dell’elevata radiazione solare tipica delle giornate estive, ma temperature molto alte dei moduli ne riducono il rendimento rispetto alle condizioni nominali. Inoltre, la produzione solare diminuisce nelle ore serali, quando il fabbisogno per il raffrescamento può essere ancora significativo.
Uno studio dedicato al sistema elettrico italiano ha analizzato congiuntamente tre effetti degli eventi climatici estremi: l’aumento della domanda per la climatizzazione, la possibile indisponibilità di impianti termoelettrici e la riduzione della produzione idroelettrica. I risultati evidenziano come tali fattori debbano essere considerati insieme nella pianificazione energetica.
Il rapporto tra energia e acqua assume particolare rilevanza durante le estati più calde.
L’acqua è utilizzata per la produzione idroelettrica, per il raffreddamento di alcuni impianti termoelettrici e per numerosi processi industriali. In presenza di siccità, questi utilizzi possono entrare in competizione con le esigenze agricole, civili e ambientali.
La riduzione delle risorse disponibili può quindi produrre effetti simultanei su più settori. Per il sistema energetico significa una minore disponibilità di alcune fonti programmabili proprio nei periodi in cui cresce la domanda elettrica per il raffrescamento.
La vulnerabilità non dipende pertanto soltanto dalle temperature giornaliere, ma anche dalle condizioni idrologiche accumulate nei mesi precedenti.
Per le imprese, il caldo estremo può determinare un aumento dei consumi e dei costi operativi, ma anche criticità legate alla continuità delle attività.
Le principali conseguenze riguardano:
Gli effetti possono essere particolarmente rilevanti per le attività che richiedono continuità operativa, come industrie alimentari, logistica refrigerata, strutture sanitarie, telecomunicazioni e centri di elaborazione dati.
La gestione del rischio climatico deve quindi essere integrata nei piani energetici e di continuità aziendale, considerando sia la riduzione strutturale dei consumi sia la capacità di reagire a eventi temporanei.
L’aumento della domanda durante le ondate di calore può esercitare una pressione sui prezzi dell’energia, soprattutto quando coincide con una riduzione della produzione idroelettrica, eolica o termoelettrica.
Il rapporto tra temperature e prezzi non è tuttavia automatico. Nelle ore centrali della giornata, una produzione fotovoltaica elevata può contribuire a contenere le quotazioni. Nelle ore serali, invece, la riduzione della produzione solare e il permanere della domanda di raffrescamento possono rendere necessario il ricorso a fonti più costose.
Il prezzo rappresenta quindi uno degli effetti del caldo sul sistema, insieme alla sicurezza della rete, alla disponibilità degli impianti e alla continuità delle forniture.
La risposta alle ondate di calore richiede interventi sia sulle infrastrutture nazionali sia sui consumi delle singole imprese.
Tra le misure applicabili rientrano il miglioramento dell’isolamento degli edifici, le schermature solari, l’utilizzo di impianti di climatizzazione ad alta efficienza e l’adozione di sistemi di monitoraggio dei consumi.
L’autoproduzione fotovoltaica consente di coprire una parte della domanda nelle ore di maggiore irraggiamento. L’abbinamento con sistemi di accumulo permette di trasferire parte dell’energia prodotta verso le ore serali, quando la produzione solare diminuisce ma il fabbisogno può restare elevato.
Anche la gestione flessibile dei carichi può contribuire a ridurre le punte di potenza. Quando compatibile con il processo produttivo, alcune attività possono essere spostate nelle ore caratterizzate da maggiore disponibilità di energia rinnovabile.
La crescente frequenza degli eventi estremi rende necessario includere le condizioni climatiche nella programmazione degli investimenti energetici.
Secondo lo studio sul sistema italiano, garantire una maggiore resilienza agli eventi meteorologici estremi potrebbe richiedere, nello scenario analizzato al 2030, tra 5 e 8 GW aggiuntivi di capacità fotovoltaica rispetto a quella già necessaria per gli obiettivi di decarbonizzazione. Lo studio evidenzia inoltre il ruolo degli accumuli di breve durata nel compensare una minore disponibilità della produzione idroelettrica programmabile.
Il caldo estremo deve quindi essere considerato un elemento strutturale nella gestione del sistema energetico italiano. Gli interventi su reti, generazione, accumuli ed efficienza possono ridurre l’esposizione delle imprese e rafforzare la continuità delle forniture durante i periodi più critici.
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Le alte temperature determinano un maggiore utilizzo di condizionatori, sistemi di ventilazione, pompe di calore e impianti di refrigerazione. L’incremento interessa abitazioni, uffici, attività commerciali e stabilimenti produttivi.
Le alte temperature, associate a carichi elevati, possono aumentare le sollecitazioni su cavi, trasformatori e cabine. In presenza di componenti vulnerabili o reti congestionate può crescere la probabilità di guasti locali.
Una maggiore radiazione solare favorisce la produzione, ma l’aumento della temperatura dei moduli ne riduce l’efficienza. La produzione resta inoltre concentrata nelle ore diurne e diminuisce verso sera.
Quando il caldo è accompagnato da siccità e scarse precipitazioni, la minore disponibilità d’acqua può ridurre la produzione idroelettrica e limitare la capacità degli impianti di rispondere alle punte della domanda.
Le imprese possono intervenire attraverso efficienza energetica, isolamento, climatizzazione efficiente, autoproduzione, accumuli, monitoraggio dei consumi, gestione flessibile dei carichi e piani di continuità operativa.
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